Il Fabbisogno Finanziario: definizione, variabili e calcolo (famiglie/singole persone)

13 Gen 2023

Che cos’è il fabbisogno finanziario? Definizione

Nella gestione delle finanze personali di un individuo, o di una famiglia, viene utilizzato il termine “fabbisogno finanziario” per definire la quantità di denaro necessaria per soddisfare tutti i bisogni in una determinata finestra temporale.

In sostanza è la somma di tutte le spese da sostenere in un periodo di tempo ben definito (sia quelle ricorrenti e prevedibili che quelle che non lo sono).

Diventa utile per calcolare il fabbisogno finanziario mensile quando si “fanno quadrare i conti” a fine mese.

Diventa necessario per calcolare il fabbisogno finanziario del prossimo anno (o magari del prossimo triennio) e per capire come distribuire gli sforzi (ovvero i risparmi) per fare fronte sia alle spese programmate o programmabili (la scuola dei figli, l’auto nuova, le vacanze, ecc.) che a quelle impreviste ( ad esempio la rottura della caldaia con conseguente sostituzione).

Diventa fondamentale per prevedere il corretto fabbisogno finanziario lungo tutta la propria vita e gestire in modo consapevole i progetti di lunghissimo termine (la pensione integrativa, oppure l’assistenza quando verrà meno l’autosufficienza), ma anche per non trovarsi mai in brutte situazioni di difficoltà nei pagamenti.

Il fabbisogno finanziario è la misura corretta del cosiddetto “tenore di vita” che ognuno di noi non solo ambisce di avere, ma soprattutto si può permettere.

Quest’ultimo aspetto è importantissimo in quanto i problemi finanziari dipendono proprio dal fatto che si sia condotto (anche solo per un periodo limitato di tempo) un tenore di vita superiore a quello che in realtà si era in grado di sostenere.

Quindi fare gli “spendaccioni” è una questione relativa e quando non ce lo si può permettere diventa molto rischioso. Una tentazione nella quale è facile cadere oggigiorno poiché viviamo nell’era del consumismo sfrenato e del credito facile.

Infine bisogna avere chiaro quali siano i “mezzi di copertura” del proprio fabbisogno finanziario e conoscere come utilizzarli correttamente per non trovarsi mai nei guai.

 

Fabbisogno finanziario: Le variabili per calcolarlo

Il calcolo del fabbisogno finanziario deve essere effettuato sia dal lato “costi” che dal lato “mezzi di copertura” (che verrà analizzato in un apposito paragrafo).

Nelle teorie sulla corretta gestione aziendale viene di norma indicato che sarebbe opportuno prima quantificare i costi per poi andare alla ricerca dei corretti mezzi di copertura. Nella gestione delle finanze private forse sarebbe meglio prima identificare i mezzi di copertura e quindi selezionare i costi.

Nella realtà vengono portati avanti di pari passo e senza dedicare la dovuta attenzione né ai costi né alle loro coperture, gestendo entrambi in modo molto approssimativo dalla maggior parte delle persone.

Entrambe queste variabili infatti non sono facili da definire e richiedono un certo sforzo per essere quantificate e classificate correttamente, ma procediamo per gradi.

Partendo dai costi, iniziamo col calcolare quelli ricorrenti e programmabili.

Per i costi ricorrenti è abbastanza semplice poiché, se non sono subentrate delle variazioni significative (ad esempio si è cambiato casa, auto, scuola oppure lavoro), è sufficiente basarsi sui dati dell’ultimo anno (bollette, spese condominiali, manutenzione ordinaria della casa, rate per mutui o finanziamenti, canone di affitto, cibo, vestiti, carburante, assicurazioni, mensa, libri, abbonamenti ai mezzi di trasporto, igiene e pulizia, tasse, svago, tempo libero, passioni, vacanze, ecc…).

Bisogna abituarsi a tenere registrati tutti i costi; per questo vengono in aiuto diversi strumenti (esistono le app, i fogli excel, ma anche le tanto care e vecchie agende cartacee) ed ognuno può decidere di utilizzare quello che più gli aggrada.

Le spese programmabili sono più difficoltose da ponderare perché sono da sostenere un po’ più in là nel tempo e per questo richiedono un piccolo sforzo di programmazione. Rientrano sicuramente in questa categoria la sostituzione dell’auto e le spese di manutenzione straordinaria dell’abitazione, sia principale che secondaria.

Possiamo includere tra le spese programmabili anche i desideri che si vorrebbero realizzare nel prossimo futuro (un viaggio importante, una seconda casa di proprietà in località di villeggiatura, un’abitazione più grande, un’auto sportiva… chi più ne ha, più ne metta) per i quali si è deciso di accantonare delle somme.

Bisogna poi però mettere in conto che nella vita, prima o poi, ci si può trovare a dover sostenere delle spese impreviste (spesso legate ad eventi nefasti come alluvioni, terremoti, incendi, furti, malattie, grandi interventi, pandemie, perdita del posto di lavoro) che però non devono lasciarci impreparati.

È sconsigliato gestire da sé gli imprevisti, la cui individuazione e quantificazione dei danni ex-ante verrebbero lasciati alla sensibilità individuale verso ciascun singolo evento.

Quasi sempre il “fai da te” si è dimostrato insufficiente a coprire in maniera adeguata le più importanti aree di rischio.

Quelli che pensavano che “tanto a me non capiterà mai” si sono dovuti ricredere e quelli che “non ci avevano mai pensato” quando se ne sono resi conto era già troppo tardi.

Meglio affidarsi ad un professionista che, attraverso una mappatura personalizzata dei rischi, individua le più opportune coperture assicurative (le quali rappresentano lo strumento corretto in grado di gestire i rischi in base alla probabilità statistica di accadimento) e che permettono di definire in modo chiaro sia il costo della copertura (il cosiddetto premio) che l’entità del danno che rimane a proprio carico (mediante scoperti o franchigie).

 

Come si determina il fabbisogno finanziario?

Per definire il proprio fabbisogno finanziario, ovvero per stabilire quale sia il proprio tenore di vita sostenibile, bisogna innanzitutto fare un’attenta analisi delle spese che si intende sostenere e distinguerle tra “spese necessarie” e “spese non essenziali”.

Una distinzione fondamentale che troppo spesso ci dimentichiamo di fare.

Il fatto è che siamo costantemente sollecitati dai professionisti del marketing per l’acquisto di beni e servizi di cui, al momento, pensiamo di avere bisogno ma che in realtà non sono veramente essenziali.

Purtroppo non siamo altrettanto sollecitati nel tenere sotto controllo alcune spese necessarie, con il rischio che quelle non essenziali prendano il loro posto.

In particolare mi riferisco alle cosiddette spese necessarie relative ai bisogni futuri (pensione integrativa, non autosufficienza, ecc…) o non definiti (imprevisti, perdita del lavoro, lockdown da pandemia, caro bollette, ecc…), perché invece i bisogni imminenti e definiti (cosa mangiamo domani, la rata mutuo,, le bollette da pagare, ecc…) li conosciamo bene e (si spera) riusciamo a gestirli.

Ciò premesso, a volte vengo colto dal timore che le persone (me compreso) non abbiano più la capacità di discernere ciò che è veramente necessario da quello che non lo è.

Oggigiorno il wi-fi o l’abbonamento alla tv via cavo come li classificate? L’aria condizionata ed i vetri elettrici sull’auto? La palestra o la pizzata dopo la partita di calcetto? L’aperitivo il venerdì sera?

Ci serve una bussola che ci permetta di capire fin dove può arrivare il nostro tenore di vita.

Molta gente pensa che il tenore di vita coincida con le entrate, ma non è assolutamente così. Il tenore di vita sostenibile deve sempre essere inferiore alle proprie entrate. Ma quanto?

Per fortuna esiste una formula semplice ma efficace per stabilire le giuste proporzioni tra spese e risparmi: la regola del 50/30/20.

Il 50% dei redditi (al netto di costi e tasse) deve essere assolutamente destinato alle spese essenziali: un tetto sotto cui dormire (che sia in affitto o di proprietà, incluse: le bollette, le rate mutuo o l’affitto, le spese condominiali, le spese di gestione ordinaria), del cibo per nutrirsi, un abbigliamento dignitoso, i mezzi di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro (che siano essi macchina, treno, metro o pullman), l’igiene, la salute e la sicurezza.

Esasperando il concetto: la villa con piscina non è essenziale, i vestiti firmati non sono essenziali, il caviale e lo champagne non sono essenziali, un’auto con 350 cavalli nemmeno. Il che non significa che non si debbano o non si possano avere, anzi.

Essi rientrano tra le spese non essenziali, che complessivamente non devono rappresentare però più del 30% delle entrate nette. Tra queste vanno incluse anche le spese per viaggi, hobbies, tempo libero, ristoranti, aperitivi, ecc…

Tutto per fare in modo che almeno il 20% delle entrate nette sia destinato al risparmio, da poter investire (nel mattone, in terreni, in fondi, in ETF, in obbligazioni, ecc…) per i bisogni essenziali di lunghissimo termine.

In definitiva, se non riuscite a risparmiare almeno il 20% dei vostri redditi vuol dire che state vivendo sopra il vostro tenore di vita sostenibile… quindi attenzione perché potreste trovarvi a dover rivedere (magari in maniera significativa) i vostri stili di vita.

A questo proposito, se vuoi scoprire di più riguardo agli investimenti leggi anche l’articolo su come imparare a investire.

 

Come si può coprire il fabbisogno finanziario?

Passando invece ai mezzi di copertura del fabbisogno finanziario, bisogna fare una doppia distinzione tra: “mezzi propri” e “mezzi di terzi”, oltre che tra “flussi” e “stock”.

La prima classificazione è abbastanza chiara; un conto è affrontare delle spese con i propri risparmi, un altro è farlo con dei soldi presi in prestito (che andranno restituiti secondo gli accordi contrattuali e maggiorati degli interessi pattuiti).

In linea di principio sono favorevole all’indebitamento per l’acquisto di beni durevoli, meglio ancora se sono in grado di produrre un reddito.

Il caso classico è l’affitto percepito da una abitazione acquistata accendendo un mutuo. Lo stesso dicasi per il mutuo dall’abitazione principale, la quale rende una funzione essenziale per la famiglia e contemporaneamente rappresenta un patrimonio che conserva o addirittura accresce il valore nel tempo. Ma potrebbe trattarsi anche del canone per il noleggio di un’automobile sportiva acquistata mediante finanziamento.

Sono invece critico sull’indebitamento per beni di consumo, soprattutto se soggetti a rapida obsolescenza che ne annulla il valore in poco tempo (elettrodomestici, televisori, computer, cellulari ed elettronica in genere).

Permangono dubbi sull’opportunità di acquistare un’automobile con un finanziamento perché sono rari i casi in cui vi è convenienza economica (riguardano solo coloro i quali utilizzano l’auto come strumento fondamentale di lavoro con altissime percorrenze chilometriche annue e per i quali è consigliabile il noleggio a lungo termine; per tutti gli altri l’auto è uno tra i beni a grande diffusione avente alti costi fissi che non vengono ammortizzati, per questo viene definito un bene “a perdere”).

Pertanto se desiderate un’auto e non avete da parte i soldi per comprarla, vuol dire che non ve la potete permettere. Avete mai pensato a cosa succederebbe se demoliste l’auto mentre il finanziamento non è ancora stato estinto?

A tal proposito, sarebbe sempre opportuno tenere in considerazione alcuni studi basati su calcoli accurati (che tengono conto non solo del prezzo di acquisto ma anche dei costi di gestione e di detenzione di una vettura), secondo cui un’automobile risulta sostenibile per il tenore di vita di un individuo quando il suo prezzo non supera le sette mensilità del reddito netto percepito.

Passiamo ora al concetto di “flussi”, termine utilizzato per definire le somme che sono periodiche e ricorrenti.

Durante la trattazione del fabbisogno finanziario sotto l’aspetto dei costi di fatto si è parlato dei “flussi in uscita”.

Ora interessa identificare ed analizzare i “flussi in entrata”, non solo per quantificarli ma soprattutto per verificarne la sostenibilità nel tempo.

Il principale flusso di entrata nella vita di ciascun individuo è rappresentato dal reddito da lavoro. Quello di un dipendente ha una maggiore sostenibilità (intesa come capacità di rimanere stabile nel tempo) rispetto a quello di un lavoratore autonomo.

Tuttavia per entrambe non vi è garanzia di sostenibilità assoluta (questo il dipendente dovrebbe ricordarselo).

La pensione ha una sostenibilità diversa che è legata alla sopravvivenza del percettore.

Analogo ragionamento lo possiamo fare per altre fonti di entrata quali gli affitti, i canoni da locazione, i redditi finanziari (le cedole ed i dividendi) o gli utili aziendali.

Deve esserci sempre un equilibrio tra flussi in entrata e flussi in uscita. Questo lo sanno bene le banche e le finanziarie che per concedere un prestito o un mutuo verificano sempre che la somma di tutte le rate che il richiedente deve sostenere (flussi in uscita) non superi una determinata percentuale dei propri redditi (flussi in entrata).

Non solo i flussi in uscita non devono mai superare quelli in entrata, ma devono consentire di accantonare una quota sufficiente di risparmi (che abbiamo visto deve essere almeno del 20%).

Oltre ai flussi normalmente gli individui dispongono anche di beni (acquistati, oppure ricevuti in eredità o per donazione) che potrebbero essere venduti per fare fronte a nuove spese. Questi rappresentano gli “stock” di mezzi di copertura dei fabbisogni finanziari.

Se possedete già una casa e desiderate sostituirla con una più grande o più nuova e prestigiosa, la copertura per l’acquisto verrà ponderato tra l’utilizzo di risparmi su conti e depositi (stock di mezzi propri), lo smobilizzo di investimenti finanziari (stock di mezzi propri), la vendita della vecchia casa (stock di mezzi propri) ed infine l’indebitamento (mezzi di terzi).

 

Fabbisogno finanziario a breve e lungo termine: differenze

Il fabbisogno finanziario di breve termine riguarda le spese correnti e deve essere finanziato esclusivamente con flussi in entrata correnti e sostenibili.

Sarebbe un errore finanziare le spese correnti con la vendita di stock di mezzi propri (perché avrebbero vita breve in quanto una volta esaurite queste somme le spese correnti non avrebbero più copertura e poiché è molto difficile rinunciare alle spese a cui ci si è abituati, è consigliabile non assumere questi stili di vita).

Ancor più grave sarebbe finanziare le spese correnti con debiti a media o addirittura lunga scadenza… prima o poi bisognerà pagare il conto, e trattasi di un conto salato!

I fabbisogni finanziari di lungo termine invece vanno finanziati con il risparmio che è opportuno venga a sua volta impiegato in forme di investimento anch’esse a lungo termine (sarebbe un peccato rinunciare alla rivalutazione che il lungo termine può dare lasciando il risparmio infruttifero sul conto corrente o forme similari).

I fabbisogni finanziari di lungo termine è importante che vengano intercettati per tempo. Normalmente richiedono degli esborsi in un’unica soluzione di importo ingente, oppure degli esborsi periodici per tempi molto lunghi. In ogni caso necessitano di coperture finanziarie significative che non è possibile avere dall’oggi al domani ma è opportuno costruire con piccoli sacrifici quotidiani, evitando di dover incorrere in sforzi impossibili o rinunce significative a causa dell’imprudenza.